Cambio di programma

È un bel momento quando accade. Dapprima rimango un po’ spaesato, come chi non sa da che parte guardare quando esce dalle solite stanze, e incontra un panorama nuovo. Solo che non è nuovo, è il solito. Eppure quei momenti di stacco nella vita di tutti i giorni, fosse anche una più lunga pausa estiva, che mi costringono a un cambio di programma, a un cambio di ritmo, sono un bel momento. Basta non rimanere troppo affezionati a quella sensazione di “e adesso?” che viene spontanea, né potrebbe essere altrimenti.

Succede come quando nella corsa decidi di dare una sferzata, in una camminata cambi il ritmo, o come in una passeggiata in montagna quando il sentiero ti investe con pendenze nuove. Non è mica detto che si debba andare più forte. Qui si tratta di andare più piano.

La novità comincia dal mattino, che non ti chiama più ai suoi obblighi. Ma ho messo ugualmente la sveglia, per non perdermi troppi pezzi di una giornata che ora mi interpella col suo silenzio, come uno sguardo che aspetta che sia io a dire la mia. Da bambino era la più antipatica delle composizioni, quella a tema libero, che non sapevi mai cosa metterci dentro. Ora è la più carina da scrivere. Pagina bianca, ok si comincia.

Una città più serena del solito mi accoglie con apparente indifferenza, ma io so che mi sta seguendo, e vuole vedere quel che faccio. Il barista che – non so come – sempre si ricorda del “solito” che prendo prepara il mio latte macchiato mi stupisce sempre con la sua memoria; è stanco, mi racconta degli ultimi giorni faticosi prima della chiusura. E nel mio intimo lo ringrazio perché nel “solito” c’è un po’ di senso di casa. Sei noto, sei conosciuto, non sei estraneo.

Il clima è più fresco stamani, invita a passeggiare dopo aver fatto un passaggio al mercato, perché c’è chi ha bisogno “di una maglia fatta così e così, ma non così”. Facile, banale, mi dico. Solo una ventina di specifiche; non dovrebbe essere difficile trovarla. Ma qualcosa salta fuori. Il mio pensiero vola a ringraziare Colui che mi ha donato il tempo in cui esisto. Anche oggi. Grazie. Passo a trovarti, c’è proprio una chiesa qui vicino. In fondo dovunque siamo, sei appena al di là del velo.

Emergono pian piano, come cuccioli che osano prudentemente mettere il faccino fuori dalla tana, stati d’animo che prima non avevano il tempo di mostrarsi. Li riconosco, uno per uno, li chiamo per nome. Mi sentono, escono dalla tana. Che bello rivedervi e risentirvi, e passare un po’ di tempo insieme. Abbiamo parlato del passato, del presente, del futuro, con tutti i volti noti che ci stanno dentro.

Forse è questo che cerchiamo nel nostro cambio di programma. Tornare a veder uscire, da quella tana nascosta, i nostri cuccioli noti, che ci fanno sentire ancora un po’ bambini, e ci fanno giocare ancora con quello che c’è: un gomitolo di ricordi, un filo di speranza, un ramo cui appoggiarsi ancora, un vento per far volare uno sgangherato aquilone, una pozza d’acqua in cui far navigare poderose barchette di carta.

Del resto si sa, i piccoli si divertono con niente, mi dicevo mentre tornavo verso casa. Un pensiero mi affiora, mentre ripenso a quel tale; diceva che se ritorniamo ad affidarci come i bambini, a tutto il resto pensa lui. Com’è banalmente bella la composizione di oggi. Chissà domani.

© Scampoli

Come spugna imbevuta

Al termine di una giornata (sai già chi ringraziare?) sentirsi come spugna imbevuta di tutto ciò che oggi è stato, di quel che è passato e ha lasciato traccia, di ciò che ha riscaldato e raffreddato.

Accorgersi che il riposo della notte termina un giorno che se durasse ancora non saprei più dove mettere l’acqua in eccesso.

Scoprirsi saturi di qualcosa che non so nemmeno io, mentre immagini recenti mi ripassano la lezione della vita di oggi, prima di consegnarmi a un sonno gentile che spillando piano la mia acqua, e riponendola dove solo il cuore sa, mi farà trovare pronto per il mio domani. Buona notte, se potete…

© Scampoli

Come spugna imbevuta

Nella mia interiorità e silenzio

Mentre il giorno mi circonda da ogni dove, rientro nelle stanze dell’anima, nella mia interiorità, e nel suo silenzio trovo gli affetti ricevuti, i sorrisi donati, le parole di saluto e incoraggiamento, le mie emozioni e le mie speranze.

Ma soprattutto tanti volti, tanti sguardi, tante persone, ciascuna con i suoi sogni, desideri, tristezze, gioie, attese…

Lo spazio interiore dell’anima è un silenzio che protegge i tesori che la abitano, che offre con la sua quiete una casa ai miei pensieri che altrimenti non saprebbero dove andare. Un eco intimo che già mi ha interpellato (vedi qui), e che sempre mi meraviglia.

Mentre da dentro di me osservo il mondo che mi circonda, protetto e ospitato da un corpo che al tempo stesso mi limita e mi definisce, mi circonda da ogni dove e mi permette di interagire con la realtà.

Uno spazio immateriale dove l’eco dei miei pensieri non si spegne, e nuove cose nascono che prima non c’erano; sempre nuova vita mi riempie, nuove giornate si creano, nuove cose si fanno, nuove emozioni germogliano, nuovi volti si incontrano.

Signore mio, grazie per ciascuna di queste creature, per ognuna delle quali “qui dentro” c’è sempre un posto riservato e la porta aperta, perché lo spazio dell’interiorità ha i limiti del cuore. E i limiti del cuore nessuno li conosce

© Scampoli

Il silenzio e l'interiorità della mia anima

Il segno caldo nell’anima

Come segno e sigillo sulla ceralacca calda, questa giornata lasciano dentro di me persone, pensieri, sensazioni e sapori; un’impronta parla di qualcosa che è stato ed è passato lasciando un segno.

Ci sono giornate che imprimono nella sostanza più malleabile del mio essere una forma fatta di emozione, ricordo, tenerezza, rispetto, meraviglia, stupore, desiderio, fantasia, speranza, gioia o velata tristezza e nostalgia. Come piccolo genio della lampada tutto ciò riesce a stare in quello spazio così piccolo, ad abbracciare l’intimità della mia anima, regalandole un monile prezioso di cui adornarsi.

tutte queste piccole cose insieme fanno una collana di pensieri che mi prendono a braccio e mi scaldano dentro mentre mi accompagnano durante il giorno, facendomi sentire toccato da questa vita, a tratti indigesta altre volte meravigliosa, indiscutibilmente unica e mia.

Ritrovarsi la sera a ripercorrere questi grani di un affascinante rosario immateriale, e trovare tenacemente attaccato ad ognuno di essi un grazie che sa di affetto a chi questa vita l’ha preparata. Quando penso a questo tempo che ospita il mio essere, a questo corpo che abito che con i suoi limiti mi dà una forma precisa, allora capisco il valore di un segno.

Ricevere un’impronta ed essere invasi da una emozione che prende il suo spunto fuori di me, è come essere toccati nell’anima da qualcosa che per come siamo fatti deve lasciare la sua traccia; ma solo può lasciarla se come la cera l’anima è calda e accetta di farsi toccare, una volta con forza, un’altra con delicatezza quasi in punta di piedi.

Capire che il segno lasciato porta su di sè un’immagine di ciò che è stato, perché possa riconoscerlo la prossima volta che tornerò a considerarlo nell’intimo.

Lasciarsi toccare dalla vita, certo ha i suoi rischi se ha dei tratti faticosi; ma che ne sarebbe di noi, se nulla scuotesse il nostro essere?

© Scampoli

Il segno della vita

 

Risvegliarsi a una nuova vita

Risvegliarsi nel silenzio di casa, e in questo consueto ambiente praticare i noti gesti per fare il mio ingresso nella nuova vita di oggi.

Ringraziare nel mio intimo un Creatore buono che mi srotola altro tempo, sentiero prezioso per vivere il mio presente, condizione imprescindibile per esistere, tempo e spazio in cui il principio spirituale che abita in noi tutti si manifesta attraverso i limiti del corpo, e mi regala per suo amato tramite nuove possibilità di relazioni.

Circondato da una varietà di vita in tutte le sue forme, da un creato così esteso che pure Plutone oggi si chiede perché qualcuno gli dia retta in un universo così grande.

Come chiocciolina che tira timidamente fuori le sue piccole antenne, a voler scandagliare con i suoi minuscoli gesti il frammento di mondo intorno a sé.

Sintonizzarsi anche oggi su quella grandiosa stazione trasmittente che è la vita che mi è stata donata. Girare piano la manopola dei miei sensi esterni perché il mattino ha poche forze, e trovarsi infine ad ascoltare tutto, nell’intimo del proprio silenzio.

E gioire perché anche oggi mi è data una nuova opportunità e nuove occasioni per mettermi sempre più in sintonia con questa spirituale frequenza, quale ascoltatore e grato e partecipante attivo, puntolino perso in universo sterminato.

Eppure qualcuno mi ha ritenuto degno di tutto ciò.

© Scampoli

Risvegliarsi a una vita nuova

L’Esploratore

Un altro giorno. Un altro viaggio. Le giornate che si allungano.

La consueta e gradita compagnia di viaggio. Un inverno che non è mai come lo vorrebbero le statistiche, ma come lo ha voluto la provvidenza.

Il tempo che scrive le sue tracce dentro di me, lasciandosi alle spalle la storia mia, tua, di tutti, permettendoci di diventare un esploratore di un “oggi” che ancora non esiste.

Chissà cosa penserò di oggi, stasera.

© Scampoli

Con il cuore in buona compagnia

Dalla liturgia traggo un brano che non manca di meravigliarmi e tenermi compagnia con le sue piccole perle nascoste, con tesori inaspettati che come un’aquila mi prendono tra i loro poderosi e delicati artigli, e mi accomapgnano la dove non pensavo.

Scopro che ha un respiro umano e confidenziale che mai avrei pensato di trovare; quasi un lento e immenso sciabordìo spirituale che ogni volta lascia la mia anima lavata da quelle fastidiose tracce di incrostazioni che la solitudine del cuore e l’indifferenza del prossimo capita lascino in me, con un graduale accumularsi nel tempo di dettagli fastidiosi.

Proprio allora avrei bisogno di queste parole, che troverai al termine di un piccolo e umile brano, che altro non è che il racconto del perché tutto ciò mi ha alzato la temperatura del cuore. Solo vicino a certe fonti mi rendo conto che ciò può succedere; solo in compagnia di quel fuoco che mai si estingue riesco a capire chi sono realmente e da quale amore sono amato.

Proprio la volontà di quel Dio di voler stare in mia compagnia, proprio quel suo prendere l’iniziativa per primo mi stupisce. E mi invita a deporre le armi, perché non è lui il nemico, non è lui l’avversario; semmai più che un alleato, ben più che un amico di cui mi rendo conto di desiderarne la compagnia. Proprio questa immanente presenza mi invita a rendermi conto che nulla di ciò che potrei fare è di ostacolo a lui, niente sarà così forte da potergli impedire di raggiungermi. Chi mi ha fatto sa come trattarmi, non si scandalizza delle mie ribellioni, sa tutto di me, dei miei pensieri, affetti, desideri, speranze, tristezze, gioie, tentazioni, cadute, riconciliazioni, sa quello che passa in me in questo preciso istante, ad un livello di profondità che nemmeno immagino, perché mi conosco in minima parte, anzi forse per niente.

E con lo slancio di un passero dal ramo più alto mi lascio cullare dal più amorevole degli auspici:

Non angustiatevi per nulla (…) E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù. (…) E il Dio della pace sarà con voi!

© Scampoli

In compagnia del Dio della pace

Vita unica e irripetibile

Ogni giornata è unica, e la vita che ci ho versato dentro passa una volta sola, ogni suo evento è irripetibile. Quando il giorno comincia fai fatica, ci stavi bene nel tuo lettuccio, vorresti prolungare quei momenti. Ma siamo fatti per muoverci, non per stare fermi.

Questo argomento appare spesso, ma che ci volete fare, qui metto ciò che più mi colpisce e affascina… (già dissi del tempo anche in “Come sabbia tra le dita”)

E per quanto la mattina sia difficile partire, ti ritrovi che già arriva il pomeriggio, e poi l’imbrunire. Come con il passo lento di chi va in montagna, non ti accorgi del tratto fatto finché non ti volti indietro.

Infine ecco la sera di un giorno uggioso, che magari ti dice stai in casa che fuori non è il caso. Non importa se hai speso un paio d’ore a risolvere problemi burocratici e amministrativi.

Anche questa è vita, la mia vita, un giorno che nell’universo intero non tornerà più.

Quanto può valere una una giornata banale.

© Scampoli

Vita unica e irripetibile