Il senso della saponetta

Ci sono giornate in cui il significato delle cose sfugge come una saponetta bagnata dalle mani, di quelle che la mamma usava per pulirti bene, incurante delle tue lamentele. Perché sapeva che dopo saresti stato contento, pulito e profumato. Forse anche ora vorresti sentirti pulito dalle scorie di un mondo che non capisci.

Eppure, anche se ti senti tirato in basso dal peso della tua giornata, non ti spieghi come fa quella lucina lì a rimanere accesa, sussurrando piano “fidati”, in un angolo nascosto eppure risplendente come lampada che illumina piano una stanza, ma con luce bassa perché non ti ferisca.

Quella piccola luce, dopo quella lettera, non si era più spenta, e ancora ti guida verso casa. È una lampada antica e nuova, di quelle che vanno ancora a olio. Meglio mettercene un po’, non si sa mai; ricordo una storiella che parlava di uno sposo che arrivava con la sposa al banchetto, chi non aveva la lampada accesa… Chissà dove l’ho sentita.

© Scampoli

(la lettera: https://scampolidivita.altervista.org/lettera-mia-figlia/ )

2500 – Come un seme nascosto

Osservo da lontano questa pianticella, che come un seme nascosto da qualche tempo vive come un giardino che il padrone visita, di tanto in tanto, per vedere se è tutto a posto. Eppure – piano piano – cresce, e qualche passante, incuriosito da tanto silenzio, mette il naso dentro, e si chiede se ci abita qualcuno oppure no.

Grazie a tutti i graziosi (sicuramente di grazia ne avete in voi, scegliete se preferite quella o l’altra con la “G” maiuscola) passanti che pur nel silenzio che dura da un po’, e che non vede novità fiorire, lasciano un segno, qui o nella pagina FB, che è giunta alla quota di 2500 (duemilacinquecento) apprezzamenti.

Così questo piccolo blog, che ha visto tempi di messi abbondanti, e stagioni di semi sotto la neve, o di vendemmie di immagini dall’interno di uno spirito curioso anzitutto di se stesso e del posto da cui viene; strano posto, che anche se mai visto lascia una voglia di ritornare a casa, e tormenta con la sua piccola sete quegli spazi lasciati fortunatamente vuoti ogni tanto dal frastuono e dalle (pre)occupazioni della vita, spingendoci a chiederci perché, o cosa, davvero desideriamo.

In fondo, quello esplorato qui come nella vita, è una ricerca del senso del tempo, perché ci è dato, e nel privato delle stanze più interne qualche risposta magari arriva; spesso dai piani superiori, in modi misteriosi che sanno come farsi strada. E non capisci se è dall’alto o dall’interno che arriva quel soffio leggero.

Ma tutto questo non è da darsi in pasto al pubblico, e ciascuno di voi lo sa bene, che esiste un giardino interno solo per noi, dove queste e tutte le altre parole e pensieri possono risuonare e giocare in libertà, senza timori di essere derubati dai ladri.

Come sempre, dove riteniamo sia il nostro tesoro, lì troveremo anche il nostro cuore, e le nostre più segrete speranze.

© Scampoli

Come un seme nascosto

Il pezzo mancante del puzzle

Il mondo interiore mi assomiglia a un gigantesco puzzle, le cui tessere non ho mai tutte da principio, e nemmeno so qual è il disegno finale, altrimenti sarebbe troppo facile capire che quel colore appartiene alle mura del castello e l’altro è quello delle messi pronte per la mietitura.

Un mucchio indistinto di accenni di forma, di sprazzi di colore e linee, che continuamente ripasso con gli occhi della mente, per poter arrivare – piccolo investigatore – a capire il disegno complessivo, sempre più grande della piccola scrivania su cui metto insieme i pezzi di questo colorato mondo da scoprire.

Ci sono giorni in cui riesco a completare quel campo, quel pezzo di cielo che lo sanno tutti che è difficile perché il colore è uniforme e devi scoprirli tu gli incastri. Allora il mio cuore gioisce, perché sa di aver visto una piccola parte del tutto, come se già lo conoscesse ma non so perché. Certo però sarebbe bello scoprire dove sono finite le ultime tessere, perché quel vuoto proprio lì non ci sta niente bene.

Altri giorni, invece, continuo a rimestare quel mucchietto di pezzi indistinti che non ne vogliono sapere di accostarsi, e mi viene da farle stare insieme a forza, ma so anch’io che non si può, e il puzzle non regge. Vorrei qualcuno che mi facesse vedere il coperchio della scatola, almeno so qual è il finale, ma non mi è dato.

Nulla però al confronto di quello che provi quando un mattino, intento a cercare di iniziare nel senso giusto un pezzo di vita che non hai ancora capito se stai percorrendo contromano, osservi meravigliato quella piccola scrivania, in cui al centro, in bella vista, un mucchietto di tessere del puzzle che pensavi non centrare nulla le une con le altre, si sono composte a formare un piccolo paesaggio, che con i suoi colori e il tepore che evoca è stato capace di scaldare un po’ del freddo che ti porti dentro.

Non hai visto l’amorevole mano che ha fatto questo, che nel completare quel piccolo spazio ha persino trovato le tessere mancanti in quello che avevi fatto tu. Proprio lì dove prima c’era un vuoto, un Volto d’Uomo ti osserva.

© Scampoli

Il pezzo mancante del puzzle

Piccolo rimpianto

Quel piccolo rimpianto, questa volta si è fieramente dispiegato al vento della vita e dei sentimenti e non è più nascosto nell’angolo remoto dell’animo.

Proprio quella svolta mancata nella vita, ora che è venuta allo scoperto, perché ne hai parlato o perché ci hai fatto pace nel tuo animo, è diventata parte della tua storia; ora posso finalmente guardarla con affetto, e comprenderla nel mio senso, che con questa giornata aggiunge un tassello al mosaico della mia esistenza. Un disegno che ancora non vedo, nel quale però so per certo che mi riconoscerei.

Ma non sono così sicuro di essere l’autore dell’opera.

© Scampoli

Il mio piccolo rimpianto

Quel foglio bianco

È arrivato quel momento in cui ti senti nella vita come chi deve scrivere un tema ma le dita non si muovono sul foglio, perché il pensiero non nutre i loro movimenti. Guardi la tua vita, sai perfino cosa dovresti fare, ma il tema non si compone. Le frasi non nascono, le cose non vengono fatte.

Un senso di inutilità degli sforzi, una mancanza di forze, un motore interiore che non fa presa sul corpo e sulla volontà, ed è come se girasse a vuoto come ruote sul ghiaccio, facendomi sentire perfino più in colpa per ciò che non faccio.

Mi fermo, e ritorno a volermi bene, a trattarmi come farei con un bimbo piccolo, parlando a quella parte di me che non è mai cresciuta, e vuole attenzione ogni tanto. La pazienza verso noi stessi non sarà delusa, mi dico convinto.

Forse è il senso che manca, oltre il tempo e le forze. Forse è l’aridità del “devo” che mi blocca. Quella volta, colorando con il volto di chi sai o con il senso che solo tu conosci quella piccola cosa da fare, sei riuscito a scrivere una frase su quel foglio. Non importa che sia l’unica, ma stavolta sai che è tua.

© Scampoli

Quel foglio bianco

Libertà consapevolezza e significato

In questo giro di carte, mi sono trovato in mano tre carichi: libertà, consapevolezza e significato. Era strano continuare a guardarle, sapere che un filo sottile li unisce. Sembra roba grossa, ma è nascosta nella vita di tutti i giorni.

La Libertà mi dice che è vero che possiamo qui e ora decidere di mettere in atto quella cosa, oppure no. Ma le alternative non sono indifferenti tra loro.

Le scelte sono uguali solo al buio; alla luce di una intima Consapevolezza prendono colore e si mostrano diverse; spesso molto diverse. Ma la consapevolezza ha bisogno di un maestro.

La terza carta è la più bella, non la scegliamo noi, e nemmeno il caso. Il senso delle cose, il loro Significato, ci è donato, e non possiamo farcelo da soli; è il buon maestro che ci insegna e ci guida nella direzione giusta.

Sempre più mi sembra che un senso regalato, conosciuto ed accettato consapevolmente, mi trasformi ogni giorno di più da essere libero “di” fare quel che gli pare, a persona libera “da” condizionamenti, “per” un bene più grande che tutti custodisce.

Che bella questa mano di carte.

© Scampoli

Libertà consapevolezza e significato

Fontana arida

In quei momenti ti sei ritrovato senz’acqua. Niente sgorgava dal tuo intimo a colorare una realtà ora a toni di grigio, che si era imbevuta del nonsenso e dello scoraggiamento che ti portavi dentro.

Ma solo per te, mentre di fianco ti scorreva la vita che sembrava ignorarti. Ti sei sentito come chi va a mezzogiorno, sotto la canicola, a prendere acqua a un pozzo ormai arido, e torna a mani vuote.

Ora la vorresti tu, quella fonte di acqua viva che un ricordo birichino del cuore ti ha risvegliato, perché lui non è contento se ti vede triste, e ti marca stretto.

È il momento di scavare più a fondo nel tuo animo, cercare la vena profonda che chi ti ha creato ha preparato per te, perché è questo il momento in cui ti aspetta per colorare del suo senso la tua realtà.

© Scampoli

Fontana arida

Sottotitoli della realtà

Per chi passa per questa vetrina, è cosa nota: osservo il modo che mi ospita, e lo vedo fatto a immagine e somiglianza del mondo dello spirito.

Frequento le cose di ogni giorno, e mi fanno pensare alle cose che non si vedono ma sono altrettanto vere; mi intrattengo con i sentimenti e le emozioni dell’anima, e le vedo proiettate sullo schermo della mia giornata nelle cose di ogni giorno.

Non so ancora se il senso che vedo all’esterno nasce nel mio intimo, o se è quest’ultimo ad essere plasmato da ciò che è fuori di me. Mi paiono piuttosto due amici che vanno a braccetto, e si raccontano a vicenda.

Spirito e creato mi sembrano l’uno i sottotitoli dell’altro, in un gioco a spiegarsi a vicenda; ma quanto a dire quale sia il più reale dei due, è tutta un’altra storia.

© Scampoli

Sottotitoli della realtà