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Scampoli di vita

La speranza è l’ultima a morire

Quante volte ci saremo incrociati nella vita con questo motto sulla speranza, assurta a ultimo baluardo di situazioni estreme, highlander tra le virtù umane. Ma cos’è la speranza? Di cosa è fatta, perché se ne parla così?

Ormai dovreste sapere che questo è un luogo dove lo scontato non esiste, e tutto può essere terreno di esplorazione, riflessione e – qualche volta – scoperta (la sua origine mitologica, è riporata QUI). Personalmente, la speranza è ciò che viene chiamato in causa quando altro non è più sufficiente, e le sole forze umane non danno garanzia di riuscita. Ma se c’è del vero in quel proverbio, allora da qualche parte un pertugio per esplorarla dovrà pur esistere. L’ho trovato nelle considerazioni che seguono.

La sensazione più sgradevole, nella mia vita, la provo quando mi sento in trappola; quando ho la sensazione di non aver più carte da giocare, porte da aprire, tentativi da fare, ma solo uno stato di prigionia in una cella fatta di destino nemico (come scrissi QUI, Una vita passata altrove). Si crea nella persona uno stato mentale e spirituale di blocco e di oscurità, che impedisce qualunque iniziativa, perché il titolo del film che abbiamo in testa recita “Tanto non servirebbe a niente”. Un circolo vizioso che impedisce di uscire, e tiene incatenati a un progredire ineluttabile degli eventi.

Sperare in questo caso significa aprirci ad altro, aprire un uscio che dà verso un giardino non fatto da noi, perché non è vero che il futuro è già scritto; c’è chi come me crede che qualcuno lo possa autorevolmente governare. Se questo è vero, si viene gentilmente portati in un’altra condizione, che rompe questo circolo vizioso, mettendoci in grado di guardare in un altro modo a ciò che dobbiamo affrontare.

Insomma, quando mi è capitato, mi sono trovato in condizione di poter progettare, mi sono sentito le mani libere, mi sono ritrovato in un’altra condizione mentale e spirituale, cosciente di poter magari fare qualcosa, e libero – paradossalmente – di poter anche accettare una situazione presente non necessariamente positiva. Situazione che una volta accettata, diventava… la mia; e mi sentivo rivestito della dignità di vivere.

La speranza è l'ultima a morire

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