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Scampoli di vita

La vita degli altri – 2

Continuando dalla riflessione precedente, raccolgo le considerazioni rimaste sulla vita degli altri, e come si fa in montagna dopo una sosta rigeneratrice riprendo il cammino.

Mi rendo conto che non è mai l’ambiente che cambia l’uomo, semmai ovunque andiamo lasciamo un segno delle stesse cose, nel bene e nel male. Il mondo dei social network dopotutto è solo un altro “luogo” dove la varietà dei tipi umani si esprime come nella realtà.

Già ho evidenziato qui come la persona sia fondamentalmente desiderio di relazione, e solo nell’esprimere se stessa si fa conoscere come tale (vedi post “Dai tuoi gesti ti riconosco“); nel social-mondo è lo stesso, almeno così pare. Forse è per questo motivo che coloro che leggono tutto ma non si fanno sentire in niente con commenti od opinioni personali ci lasciano un po’ di perplessità; qualcuno li ha definiti i fantasmi di FB, ma l’intenzione che ci sta dietro non la possiamo sapere, quindi è meglio non esprimere giudizi o pareri. Di fatto è come se esporsi con qualcosa di sè sia il “grazie” per le tracce lasciate dagli altri. Tu mi regali qualcosa della tua vita, del tuo pensare, del tuo modo di vedere le cose, io faccio altrettanto.

C’è dell’altro. Mettere dei contenuti sui social e ricevere dei feed-back, risponde a un’altra esigenza interiore: il bisogno di apprezzamento, di considerazione, di un ritorno di fiamma che mi scaldi l’autostima e la fiducia in me stesso. Se ricevo dei commenti positivi, allora so di avere anche io del buono da dare in qualche forma, realizzo di essere apprezzato per qualcosa, capisco di poter lasciare un segno, una traccia, e di trovare un posto nella memoria e quindi nella vita degli altri. Magari proprio in quella delle persone che a mia volta stimo o di cui sono realmente amico.

Realmente amico, appunto. Coloro cui diamo accesso alle nostre idee o di cui desideriamo conoscere i loro pensieri vengono definiti da FB “amicizie”. Credo sia esagerato, io li ritengo più dei “contatti”; altrimenti si crea una dicotomia tra vita reale e virtuale, attribuendo allo scambio di “post” e commenti una valenza eccessiva, riversando in questo desiderio di condivisione la proiezione di un’imamgine di amicizia che è tutta da verificare. Avendo tutti sicuramente chiaro in mente e nel cuore cosa un “amico” sia (colui che mi dedica tempo e attenzione e accetta di essere coinvolto nelle confidenze della mia vita e viceversa), mi rendo conto che un “contatto” può diventare “amico”, e un amico è in tempo zero un “contatto”, ma non credo possa sostituire una relazione di tale dignità. Quel che succede è che l’amico riesce a leggere tra le righe di quel che scrivo, e più di altri capisce cosa ci sta sotto. Insomma, lui e lui solo ha la legenda per capire veramente. Quanto desideriamo l’amicizia oggi? Davvero ci basta quella virtuale? O invece ci rendiamo conto che il social può servire da utile strumento?

Proprio considerando questo luogo come strumento e non come fine riesco a coglierne le potenzialità. Mai come di questi tempi è diventato veicolo di notizie e contenuti altrimenti non noti, perché non ritenuti “politically correct” dai media ufficiali. Che poi tutto ciò sia in grado realmente di cambiare le cose, il tempo lo dirà. Ma la velocità di diffusione delle notizie è davvero notevole. Così pure come la possibilità che offre a persone lontane di rimanere aggiornate su quanto succeede tra i contatti noti. Conosco più di una persona per cui questo strumento è fondamentale vista la lontananza dal suo nucleo di origine.

Un’ultima prudenza a mio avviso è da tenere presente. Siamo comunque sotto un riflettore virtuale che digerisce tutto ciò che gli diamo, instancabilmente. Ricordiamoci di tutelare ciò che va protetto e trattato con la discrezione necessaria, perché si sa dove si mette un commento, ma non si saprà mai fin dove è arrivato.

Se tutto ciò trova dimora in te che leggi, saprò (o forse no) di aver speso bene questo tempo.

La vita degli altri

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