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Scampoli di vita

La potenza del vento

Ho messo la vita in pausa e mi sono fermato a guardare il vento. Ma il vento non si può vedere, mi dirai. Corretto, infatti ne vedo gli effetti.

Come per l’affetto, l’amore, la bontà, la gentilezza. Che non si vedono ma ci sono. E se lo sai è perché ne hai sperimentato o visto gli effetti, e se è su di te è meglio; e da allora nessuno ti deve più convincere della loro esistenza.

Gli omini che seguono il ventoLo sguardo a cercare il vento punta lontano, su quella montagna che ho davanti. Fermo tutto, dentro e fuori, e osservo. Qui vicino sento l’aria su di me, attraversa un buffo segnavento che quando gira l’elica due omini sopra si muovono e si affrettano a stargli dietro.

Più lontano guado con lo sguardo la valle come fosse fiume, risalendo dall’altra parte dove gli alberi sono sempre più piccoli, e arrivo al limitare del bosco (“ricordate ragazzi, dove finiscono gli alberi più o meno fanno duemiladuecento metri!” ci ripeteva un adulto da bambini). Lassù fa freddo, sicuro.

Più su, pareti di roccia su cui come dita informi fanno presa le prime nubi. Ancora più in alto il vento prende lo slancio dopo una corsa iniziata in paesi lontani, raccogliendo nel mentre ogni goccia d’acqua incontrata, destinata ad essere liberata qui, dopo aver girato più volte in un cielo con sempre meno posti liberi quasi gigantesco pentolone rimestato da mani potenti.

Solo quando il teatro del cielo è pieno, le poltrone tutte occupate, il sipario si apre, e restituisce l’acqua di vita di chissà dove.

E con il sole che fa capolino, un misterioso simbolo si mostra, suggello di promessa divina di antica memoria.

E vide che era cosa buona, mi pare che disse.

La potenza del vento

3 pensieri su “La potenza del vento

  1. fausto

    IL SENSO DEL VENTO

    di Fausto Corsetti

    Leggere le parole scritte dal primo vento caldo che accarezza – talora anche con particolare vigore – un campo di grano ormai prossimo alla mietitura: avete mai provato?
    Quegli steli fragili, ma preziosi, vanno, vengono, si affliggono, si rialzano, si lasciano piegare senza spezzarsi, si sostengono reciprocamente. Per un attimo tutto cessa, poi tutto riprende. Il vento torna a scrivere le sue parole su quella superficie, su quel foglio di sole tanto flessibile e tenace. E tutto ricomincia.
    Immobili, si può rimanere a guardare per lungo tempo un tale “raccontare” che non affatica. Lo sguardo insegue l’oscillare continuo di linee improvvise e disegni imprevedibili, nel difficile tentativo di riconoscere forme familiari o di interpretare parole dette e subito sostituite da una mano invisibile, ma pur in grado di evocare racconti lontani insieme a emozioni primordiali e desiderate.
    Quante sono le parole dette, non scritte, che restano – o possono restare – sospese, sospinte da un vento che avvolge, interpella, racconta, rapisce, custodisce, consegna. Uscire nel vento, sottraendosi a ritmi vorticosi più o meno imposti dall’esterno, traduce il tentativo di risalire sentieri non tracciati, alla ricerca di fonti inesauribili, ed esprime il desiderio di apprendere linguaggi che sappiano costruire legami, possibilità nuove di comunicazione, travaso di confidenze, condivisione di silenzi e di sintonie altre.
    Camminare in spazi ancora da esplorare, legarsi al passo di chi cerca esempi piuttosto che maestri e andare insieme avanti, oltre, sospinti da quel vento interiore che porta verso ciò che è nuovo, non stanca mai.
    Tutto ha voce, tutto è voce per chi sa ascoltare, fare spazio, spalancare, lasciar entrare luci, oscurità, suoni, silenzi, profumi, colori.
    Immensa come la luce, densa come la notte è la vibrazione del cuore di chi immagina e guarda così profondamente da saper dare senso al vento, che agita non solo vaste distese di grano, e si dimostra pronto a intraprendere cammini che, ad ogni svolta, alludono a mete ancora nuove.
    Nella vita tutto muta, continuamente, frequentemente. Ma proprio in questo infinito gioco di trasformazioni tutto può diventare vita se solo si abbia sufficiente immaginazione e forza per tornare a inseguire sentieri che portino al cuore della vita, al cuore delle vite di quanti ci camminano accanto,vicini, a volte legati da un filo invisibile, inconsapevole che può creare unità, scambio, collegamento.

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