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Scampoli di vita

I nostri cari genitori

Il tempo passa anche per loro, i nostri genitori, che nella vita ci hanno accompagnato a muovere i primi passi e mai smettono di voler aiutare questi figli che sono rimasti piccoli nel loro cuore non si sa esattamente da quando. Altrimenti perché alla veneranda età di “enta” e oltre anni ci si sente ricordare di prendere il fazzoletto, o di allacciare le stringhe, o di combinarsi meglio con i vestiti?

Ogni generazione, poi, paga pegno di cambiamenti a volte forti e non facili da accettare. Ma al di sopra di tutto, sentirsi dire da loro: “una cosa buona l’ho fatta: tu” dona gioia grande. Perché anche loro devono fare i conti con tante delusioni nella vita, e hanno bisogno di sapere che vogliamo loro bene così come sono.

Fino al giorno in cui, senza accorgersene, una nascosta macchina del tempo li riporta indietro, cominciando a farli raccontare sempre più spesso di tutto ciò che il passato ha costruito nella vita, visto che la strada più lunga ormai sta dietro, non davanti.

E ritornano bambini, con le ansie dei piccoli, con una rinnovata esperienza di fragilità e sempre più bisogni cui accudire. E tanto affetto da voler riavere indietro; ma guai a chiederlo.

© Edmondo F.

I nostri cari genitori anziani

Un pensiero su “I nostri cari genitori

  1. fausto

    I NOSTRI VECCHI

    di Fausto Corsetti

    Mi diceva un amico per confortarmi nei giorni scorsi, quando piangevo la morte di mia madre: “E’ strano, quando finiscono di morire tutti e due i genitori, ci si sente orfani, qualunque sia l’età in cui l’evento si verifica”. E’ vero. Ora che è morta anche mia madre ho l’impressione di aver completato la mia nascita al mondo. E’ come se con la morte mia madre avesse finito di partorirmi. Davanti alla morte di tutti e due i genitori, ci si sente come se le radici della vecchia quercia venissero recise. E allora ci si guarda in giro e si prova una sorpresa strana: è come se si avesse la conferma definitiva che si può restare in piedi anche senza le radici. Noi che non siamo dei “clonati,” ma tutti originali, sentiamo però che i nostri genitori portano via nella morte qualcosa che faceva parte di noi, del nostro corpo ed è come se qualcosa di noi venisse sepolto con loro, e tuttavia noi continuiamo a vivere senza quelle radici, essendo diventati a nostra volta radici, in attesa di essere recise.
    La trasmissione della vita, questa catena meravigliosa che dura da decine e decine di milioni di anni e che andrà avanti chissà fino a quando, non è interrotta dalla morte, anche se qualcuno dei suoi anelli non genera altri anelli. E’ una catena così ricca da sopportare sterilità fisiche naturali, o volute per il Regno o per altre ragioni. E’ la catena della specie che non può interrompersi e garantisce la continuità. Eppure la morte appare come un attentato a questa continuità. Forse è per questo che la natura ci spinge a considerarla nemica. E io credo che, in effetti, sia difficilissimo, forse impossibile accettare la morte per un motivo qualsiasi che venga dalla ragione.
    Umanamente parlando la morte è l’interruzione di un progetto che è stato concepito senza limiti; è la rottura di rapporti nati per durare all’infinito, perché fondati sulla carne e sul sangue, ma anche sul pensiero e sull’amore o sul suo contrario. E’ solo la rivelazione pasquale che consente di superare le grandi svolte della vita, le svolte che produce la morte dei genitori – o dei figli, che sembra ancora più assurda – o delle persone più care. Una morte provoca sempre sconquasso nella vita di alcune persone. Ma la rivelazione pasquale realizza un paradosso mai immaginabile da mezzi umani. La Pasqua è la rivelazione della vita mediante la morte. E’ il Signore della Vita che ce ne spiega il mistero accettando di morire e di seguire quel comune, inaccettabile percorso che conduce fino alla sepoltura. E’ come se il Signore avesse lasciato vincere la morte fino alla soglia della corruzione, per poi fermarla e dire a noi: la nemica è vinta, guardate, perché io l’ho vinta anche per voi. E noi, che eravamo già stremati su quella soglia della corruzione, come quando vediamo apparire i segni della disfatta sul corpo dei nostri cari, appena la morte li ha presi, noi abbiamo ricominciato a sperare. Sì, è così miei cari: il Signore della Vita ci spiega la vita con la morte.
    E tutto questo non impedisce però di piombare nel dolore, perché la morte rimane quella che è: l’interruzione di un progetto, la soluzione apparente della comunicazione amorosa, parentale, amicale. Ma è solo apparenza. Ecco un altro capitolo della lezione pasquale del Signore della Vita. E’ interruzione solo apparente, perché il progetto continua, perché la vita continua e perché la comunione tra noi e i nostri cari non conosce interruzione; si chiama la Comunione dei Santi, ossia di coloro che Dio ha santificato con la Sua Grazia. E’ così: le radici non sono recise, la comunicazione non viene interrotta; è solo tutto cambiato, come dice la liturgia dei Defunti: è la vita che viene mutata, ma non annullata. Perché il Signore della Vita è Risorto.

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