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Scampoli di vita

Esame

Questo è un momento strano. Come quando da bambino tagliavi una sagoma dopo averla contornata, e vedevi se combaciava col segno sull’album; perché doveva andarci esattamente, se non era perfetta no non mi piaceva; poi la devo incollare e se non mi piace? E se poi la carta fa le piegoline?

Accidenti a questa colla semisolida col suo pennellino (buono l’odore..) che lascia i pezzetti lungo la strada. Dovevo pulirlo quando l’ho usato ieri. Immancabilmente qualche spigolo era segato dalla foga delle forbici, le curve mica tanto belle, i rettilinei tremanti, ma uffa con queste forbicine non è che posso fare molto.

Succede lo stesso in quelle gallerie del pensiero della cerchia più interna, quando ti confronti con un modello che non sai dov’è ma di cui vedi bene i contorni, tanto che ci puoi andare piano attorno con le forbicine, e scopri; quello che oggi hai fatto bene, quello che hai fatto male, quello che avresti potuto fare meglio.

Come capomastro al termine di una giornata dedicata alla costruzione di un mirabile edificio, guardi le tue gesta, consideri le tue intenzioni, e vedi dove sei stato tremante, dove hai tagliato troppo dritto, lasciando sul modello un pezzo importante. Oppure dove hai lasciato cadere dalle impalcature, troppo preso dalla tua creazione, magari cose che hanno ferito; forse aveva l’elmetto protettivo, forse no.

Quanto è degno di noi tutto ciò. Quanto è bella quella voce sottile come il vento leggero, che può correggere la rotta della nostra nave, solo che abbiamo il coraggio di ammettere che il timone – effettivamente – andava messo più così. Magari domani provo, vediamo che succede.

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